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venerdì, 28 novembre 2008
L’ufficiale dell’Anagrafe
ario Tess ed Erminia Pacini si piacquero subito, sin dal primo sguardo. Complici forse l’età matura o la routine grigia del lavoro quotidiano o i troppi weekend trascorsi a casa della propria mamma. Certo è che dopo alcuni mesi di frequentazione lui, fattosi coraggio, le chiese di sposarlo e lei disse di sì con entusiasmo. Cominciarono i lunghi ed estenuanti preparativi per il matrimonio, anche se entrambi erano d’accordo nel volere una cerimonia sobria, senza tanto clamore e soprattutto senza tanta gente. Contattarono una ditta di catering, un fiorista, un’agenzia per il viaggio di nozze. Andarono anche dal parroco per prendere accordi e le pubblicazioni. E lì iniziarono i problemi.
«Ma, caro, tu… tu…»
«Cosa c’è Erminia?»
«Tu non fai di cognome Tess, come credevo…»
«Beh, pensavo lo sapessi, lo sanno tutti in Paese: Tess è solo un diminutivo».
«No, non sapevo nulla, non sono nata qui».
«Ma qual è il problema, Tesoro mio?»
«Qual è il problema? Non posso sposare uno che di cognome fa Testadiminchia. Non lo potrei sopportare e nemmeno i miei genitori. E poi chissà quanto mi prenderebbero in giro in Paese. Mi immagino già i sorrisini e gli scherni. Ti amo tanto, ma non posso diventare la tua signora».
«Sì, ti capisco, io ci sono abituato e non ci faccio nemmeno più caso, ma tu giustamente… è che l’ufficiale dell’Anagrafe si è divertito a dare un nome dispregiativo a uno dei miei antenati. Cosa posso farci?»
«Cambia cognome! Fai domanda all’Autorità, aspetteremo».
«Ci vorrà del tempo, però».
«Pazienza, caro».
Così passarono i mesi e anche qualche anno perché, si sa, la burocrazia procede con i piedi di cemento. Poi un bel giorno lui andò a darle la buona notizia.
«Cara, cara, possiamo finalmente sposarci!»
«Davvero?» chiese lei con gli occhi che le brillavano.
«Sì, mi hanno appena comunicato il provvedimento dell’Autorità: mi hanno cambiato il cognome. Come sono emozionato. Possiamo fare le carte».
«Bene, Tesoro, oggi stesso andrò dal prete e faremo le pubblicazioni. A proposito, adesso com’è il cognome?»
«È Minchia, Amore mio… solo Minchia. Sei contenta?»
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